I LIMITI DI QUESTA CAMPAGNA ELETTORALE

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di Stefano Fabbro

Come d’uso in campagna elettorale, ogni schieramento s’adopera per indebolire gli avversari, in un crescendo di toni e modi che, già ad un mese dalle elezioni, rispecchiano un clima decisamente teso, non contribuendo certo allo sviluppo di un dibattito democratico e rispettoso delle idee altrui. In questo deterioramento del concetto stesso di confronto, che è alla base del sistema democratico, si assiste ad un lento scivolamento delle espressioni, degli epiteti, dei linguaggi verso i torbidi abissi di una demagogia fortemente identitaria e dicotomica, dipendente dalla fazione politica di riferimento.

Ne consegue una triste generalizzazione dei temi del confronto fino a ristagnare in fuorvianti tergiversazioni, che spesso nulla hanno a che vedere con il tema specifico, causando notevole confusione, e allontanandosi da quella prima finalità ( meglio dire unica) che è dare la possibilità agli elettori di informarsi e di scegliere secondo coscienza.

Risulta quindi più facile e utile, ai fini della propaganda, calcare sui bisogni reali (o almeno percepiti come tali dall’opinione pubblica),facendo appello alla concretezza materialistica che, però, spesso non risale alla radice ultima della questione, rimandando il problema anziché risolvendolo; è, per fare un esempio, come continuare ad aggiungere pezze ad una gomma bucata invece di sostituirla.

Mi riferisco alla gran corsa alle promesse che puntualmente, per la gioia di schiere di sondaggisti, si verifica ad ogni campagna elettorale; lungi dal dire che non sia giusto e doveroso esporre un programma agli elettori, tuttavia è innegabile ritrovare in ognuno una spiccata tendenza alla ricerca del consenso nell’elettorato, che si concretizza nel caldeggiare promesse difficilmente realizzabili, qualora non palesemente impossibili, come sta succedendo in questi giorni per il tema delle pensioni.

Un ulteriore aspetto della ricerca sfrenata del consenso è la distorsione delle posizioni politiche dei partiti riguardo alle tematiche più sensibili all’opinione pubblica; emerge infatti una spiccata tendenza a sostenere, riguardo precisi argomenti come l’immigrazione, posizioni tutte molto simili nel tentativo di inseguire i sondaggi del momento; aspetto tristissimo che nuoce ad un modello democratico come il nostro, basato sul pluralismo. Le posizioni dei partiti di centrosinistra riguardo all’immigrazione, per esempio, vergono per la maggioranza verso posizioni sempre più critiche e più vicine a quelle della destra, data ora in vantaggio dai sondaggi, nel tentativo di sedurre fette del suo nutrito elettorato, a costo di perdere fette del proprio.

Questi atteggiamenti, che identificano una degradazione del sistema politico (solo in parte giustificata dal clima elettorale) contribuiscono ad aumentare il numero già elevatissimo di chi si astiene dal voto perché stanco di tutto ciò; è evidente che una parte dell’elettorato si astiene per protesta: urge quindi che i partiti guardino all’astensionismo con occhi nuovi, disposti anche ad una dolorosa autocritica.

 

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