Trauma post-votum

di Stefano Fabbro

Aldo Moro, nel suo famoso discorso ai gruppi parlamentari della Dc del 1978, fa appello alla flessibilità “costruttiva”, unita però ad un’“assoluta coerenza”, riferendosi al compromesso storico tra Democrazia cristiana e Partito comunista, che in quegli anni raggiunse l’apice del consenso. Di flessibilità si torna a parlare nel 2018, incontrando come all’ora forti voci di dissenso. Flessibilità sui nomi e sui temi, resa possibile solo attraverso un dialogo tra le due parti che, sebbene fortemente auspicato dal presidente Mattarella, stenta a partire, tanto che a due mesi dal voto non si prospettano ancora né intese né alleanze credibili. Si è generato quindi un pericoloso stallo che potrebbe minare la stabilità e la fragile crescita economica del paese.

Sul piano politico, l’assenza di un esecutivo forte, appoggiato dal parlamento crea un’immagine tutt’altro che edificante e autorevole dell’Italia in ambito internazionale e soprattutto impedisce una rappresentanza forte in Europa capace di far valere gli interessi italiani; ugualmente, in ambito economico, creerebbe sfiducia sui mercati finanziari, con conseguenze negative sulle borse e sullo spread.

Eppure, nonostante vi siano buonissimi motivi per formare un governo, i partiti stentano pure a intavolare serie trattative. Chiusi nella morsa dei veti reciproci, stanno dimostrando una grande irresponsabilità verso gli obblighi di flessibilità dettati da una logica proporzionale, pensando più ad accontentare i capricci del proprio elettorato che a formare una maggioranza.

Gli ostacoli che si interpongono alla formazione di una maggioranza sono quindi più di carattere pratico che ideologico. Se da un lato è il timore delle elezioni anticipate a precludere le trattative (e per l’eterogenesi dei fini ne sarà la stessa causa), dall’altro sono, in misura forse maggiore, le velleità personali dei singoli leader a porre ulteriore difficoltà ad un dialogo già complesso.

Un governo m5s-lega, ipotesi fino a qualche giorno fa data come la più accreditabile, è fortemente ostacolato non dalle differenze dei programmi, (che tra parentesi presentano molte affinità) bensì dalle ambizioni personali dei due leader, dacché Salvini perderebbe l’occasione di diventare premier in un governo solo con il movimento5stelle, come Di Maio in un governo con l’intero centrodestra, Forza Italia inclusa. In secondo luogo, entrambi i leader, Salvini e Di Maio, sono consci che un governo, per di più di coalizione, finirebbe per danneggiare il loro consenso nell’ esigente elettorato dei rispettivi partiti, i quali ora chiedono di mantenere le ambiziose promesse fatte in campagna elettorale, di difficile realizzazione.

Un altro scoglio da superare nella formazione di un nuovo esecutivo con asse m5s-lega è rappresentato da Forza Italia e dal suo leader Silvio Berlusconi: si pensi alla reazione degli elettori del movimento5stelle, partito che fa dell’onestà dei propri membri non solo un valore aggiunto, ma una ragione d’esistenza, ad un governo con tutto il centrodestra, con Berlusconi quindi; una situazione come minimo imbarazzante che ben si presterebbe alle maldicenze dell’opposizione.

Lo stesso Salvini ha dimostrato qualche insofferenza verso l’ex-cavaliere, mal sopportandone l’invadenza e le sue uscite molto sprezzanti nei confronti dei 5stelle; l’ultima, proprio qualche giorno fa:“nella mia azienda li prenderei per pulire i cessi”, dimostrando così un’acuta sensibilità politica in un dialogo già abbastanza complesso. Le recenti elezioni regionali molisane, dall’esito delle quali ci si aspettava una svolta nel dialogo tra le due forze politiche, hanno invece ribadito l’unità del centrodestra.

E se la recentissima nomina del presidente della camera Fico a “esploratore” sembra aver ufficialmente chiuso le trattative tra 5stelle e centrodestra, aprendo di fatto al dialogo con il PD, rimangono ancora numerosi nodi da sciogliere, in primis l’effettiva disponibilità del Pd stesso ad un confronto su programmi radicalmente differenti; e, francamente, le trattative “a destra” sono ben lungi dall’essere concluse.

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