Come promesso, ecco online l’intervista integrale a Pietro Foroni (Lega Nord), Presidente della Provincia di Lodi.
L’intervista è stata registrata il 6 marzo 2012 ed il video è parzialmente disponibile qui.

Quali sono i motivi per cui vi opponete all’abolizione delle Province? Diciamo che tutte le Province italiane, l’Unione delle Province lombarde, la Provincia di Lodi si oppongono all’abolizione delle Province per tantissimi motivi. Innanzitutto diciamo che non è vero che le Province italiane sono enti inutili ed enti costosi. Cioè, l’ultimo decreto di dicembre del Governo Monti, che di fatto sopprime le Province, è una manovra di 34 miliardi di euro e prevedere che dall’abolizione delle Province si risparmino 60 milioni di euro, cioè lo 0,02% dell’intera manovra. Teniamo presente che se il risparmio di 60 milioni di euro è un risparmio teorico, per esempio il ponte sullo stretto di Messina, che non è mai stato fatto, non è mai stata posta la prima pietra,  ad oggi è costato 300 milioni di euro. Teniamo presente che il solo Quirinale costa 200 milioni di euro all’anno. Teniamo presente che tutti i vitalizi dei deputati sono circa di 210 milioni di euro all’anno. Teniamo presente che i dipendenti della Camera e del Senato, del Parlamento italiano, costano 280 milioni di euro all’anno. Quindi non è una  questione di risparmio, perché il risparmio non c’è. Sono altre questioni. Sulle Province forse vi è stata una ondata di demagogia perché per coprire i veri sprechi di questo Stato hanno forse colpito quello che è l’anello più debole, cioè quello che è l’ente locale che lavora tanto, che ha tantissime competenze, ma che magari si vede poco. Diciamo anche che le Province sono delle grandissime rompiscatole, nel senso che preservano il territorio. Nel senso che se c’è un Comune che vuole farsi per i fatti suoi un determinato tipo di insediamento, perché magari ci ricava oneri di urbanizzazione ecc. ecc., diciamo che le Province sono quelle che dicono di no. Oppure chi vuole fare impianti di rifiuti su un territorio etc. etc., le Province sono quelle che hanno la delega e dicono di no. E probabilmente questo ad alcuni dà parecchio fastidio. Quindi le Province non sono enti che sprecano, anzi sono gli enti locali che costano di meno e sono quelli che dicono di no a un certo tipo di interessi. Molto spesso le Province, come ho detto, sono gli anelli deboli degli enti locali perché magari i loro poteri sono relativi al diniego di autorizzazioni, cioè, molto spesso più che nel fare la loro azione si rivolge in un non far fare, e anche questo certamente è un potere, ed è una cosa importante. In più facciamo un sacco di investimenti, per le scuole, per le strade, per la cultura. Solo in questi due anni e mezzo di mio mandato amministrativo abbiamo fatto 3 strade nuove, 1 nuova strada sta partendo, 3 rotatorie nuove e in più abbiamo cominciato la manutenzione di tantissimi edifici scolastici, creando lavoro e facendo lavorare anche le imprese locali.

Esiste una Regione, il Molise, con meno abitanti della Provincia di Pavia, ma con ben due Province. Esiste in Italia un problema Province? Bisogna innanzitutto differenziare le varie realtà. La Regione Molise è diversa dalla Regione Lombardia, non solo per gli abitanti, ma anche per capacità economica, per tipo insediamenti produttivi e per l’interlocuzione chiesta. La Lombardia confina con importantissimi Stati europei. Quindi una ricognizione generale sulle varie situazioni ci dovrebbe certamente essere.  Ma in Italia non c’è un problema Province. In Italia c’è un problema di assetto complessivo dello Stato, che spreca, che butta via soldi. E facciamo un esempio. Lo Stato centrale costa circa 200 miliardi di euro all’anno. La previdenza e l’assistenza costano 220 miliardi di euro all’anno. La spesa sanitaria in Italia è di 150 miliardi di euro. Questi sono i veri problemi. Qui c’è il vero spreco di risorse. Qui è dove bisogna intervenire. Tutto il resto è contorno. Il che non significa non intervenire. Certamente intervenire. E’ scandaloso, per esempio, che la Regione Sardegna abbia 8 o 9 Province e lo stesso la Regione Sicilia. Lo stesso può essere il caso del Molise. Però, allora, si faccia una valutazione non generale  ed asettica, ma sulle singole e specifiche realtà e situazioni.

E’ vero che le Province sono “doppioni” delle Regioni? Hanno funzioni completamente diverse. Le Regioni hanno una funzione di tipo legislativo, che le Province non hanno. Non hanno potestà legislative le Province. Le Province dovrebbero avere, ed hanno, dalle Regioni deleghe importanti a livello amministrativo. Faccio un esempio. La Provincia di Lodi ha la delega sulla gestione dei rifiuti. Ora noi poniamoci se non ci fosse la Provincia di Lodi sulla gestione dei rifiuti quello che potrebbe succedere. Significherebbe che, da un punto di vista teorico (come quello che è successo anche in passato,) la Provincia di Lodi ospiterebbe impianti di rifiuti che non servono alla popolazione lodigiana, ma che servono anche a livello regionale. Quindi diventeremmo succubi e servili rispetto ad altri territori. Come Provincia di Lodi noi abbiamo eliminato le discariche. Andrà in esaurimento quella di Cavenago ed è previsto che non ci sarà più nessuna discarica perché abbiamo scelto tecnologie più moderne e abbiamo detto: siamo autonomi, siamo autosufficienti sul nostro territorio e decidiamo noi solo per le nostre necessità e non siamo le discariche per i rifiuti degli altri, di altre parti, di altre situazioni. Lo stesso a livello di urbanistica. La pianificazione urbanistica a livello provinciale la decidiamo noi, non ce la facciamo imporre né dalla Lombardia né dai singoli Comuni, che determinano solo quelli che sono i loro interessi. Quindi non c’è certamente un “doppione di funzioni”, ma la ricerca di una dimensione amministrativa ottimale. Poniamoci il fatto che se domani c’è una buca nella strada, in una strada provinciale, o in un edificio scolastico e deve intervenire Regione Lombardia, voglio vedere in quanto tempo riescono ad intervenire perché non c’è più il Presidente della Provincia, l’assessore a cui telefonare o non si può fare un salto in Provincia, ma c’è da andare a Milano in Regione a parlare con un funzionario. Avere un potere più vicino al territorio non è mai uno spreco, perché lo spreco c’è dove il potere è lontano dal territorio, perché se il potere è vicino al territorio la cittadinanza ha più facilità a controllare gli sprechi. Se io oggi decido di buttare via dei soldi per un investimento inutile domani sono sulle prime pagine dei quotidiani locali. Se un qualsiasi Ministero romano dovesse fare un investimento “difficile”, un investimento rischioso, è difficile che sui giornali si sappia. Quindi è un principio di democrazia, il controllo di quello che succede.

Cosa ne pensa della proposta di trasformare le Province in enti regionali?

Significa accentrare ancora di più e non risolvere il problema, non eliminare assolutamente nessun tipo di spreco, ma solo salvare quattro poltrone e significa proprio gettare fumo negli occhi delle persone. Si faccia un riordino delle Province. Lo si faccia. Ma si tengano presente le varie situazioni che ci sono a livello generale. Come ho detto, la Lombardia è diversa dal Molise, è diversa dalla Sicilia, è diversa dalla Sardegna. Si lasci la singola competenza a livello regionale per verificare qual è la dimensione amministrativa ottimale. Qui noi non stiamo difendendo una poltrona, qui noi stiamo difendendo le varie situazioni a livello amministrativo, perché conosciamo qual è l’importanza dei poteri e soprattutto conosciamo quello che si rischierebbe, parlo per il lodigiano, se non ci fosse la Provincia.

In periodo di crisi, è evidente che qualcosa si deve fare per ridurre i “costi della politica”. Cancellare le Province sarebbe davvero il modo più rapido per ridurre le spese dello Stato? La riduzione delle spese statali passa per una riforma degli enti locali?

Allora, ho già risposto a questa domanda, ma mi ripeto:  dall’abolizione totale delle Province il risparmio è esiguo e infinitesimale. Nel senso che quando parliamo di una macchina statale parliamo di miliardi di euro, non dei milioni di euro che è il costo stimato per l’eliminazione delle Province. Nel senso che l’eliminazione delle Province non risolve nulla a livello di spreco, a livello di finanza. Occorre intervenire su altri livelli. I principali default che ci sono tra gli enti locali sono soprattutto a livello regionale e riguardano la spesa sanitaria. Non è possibile che una siringa costa, dati ufficiali, in Lombardia 30 centesimi e in Campania 50 centesimi. E la spesa sanitaria in Italia sono circa 150 miliardi. Quindi significa che per l’eliminazione degli sprechi bisogna ribaltare la situazione.  Bisogna cioè arrivare ai costi standard, cioè tutte le Regioni devono uniformarsi. Per dire che se in Lombardia una siringa costa 30 centesimi e in Campania 50 centesimi, forse è un po’ troppo brava la Lombardia e troppo dispendiosa la Campania. Però non può essere che tieni il riferimento ai 30 centesimi: troviamo, appunto, un costo standard, facendo una media, nel senso che se tu, Regione, raggiungi quella media di costo sei a posto. Se tu vuoi pagare di più per i fatti tuoi, non deve pesare sul bilancio statale, ma devono essere i cittadini poi a pagare, che poi ti giudicheranno quando ci sono le elezioni. Un principio lapalissiano di democrazia. Quindi l’intervento per l’eliminazione degli sprechi è il passaggio, appunto, del federalismo fiscale, il passaggio, appunto, che si fonda sui costi standard, come  la normativa approvata dal precedente Governo, che purtroppo adesso è stata bloccata.  Tutto il resto sono palliativi. Tutto il resto è il camaleonte, fa finta di cambiare per non cambiare nulla. Si vogliono tagliare le Province, ci sarà la nostra opposizione di tipo ideale, ma noi possiamo arrivare fino a un certo punto. Quello che però mi sento di prevedere, non perché sono un veggente, ma perché so la situazione, è che i conti italiani non miglioreranno di nulla, ma peggiorerà la situazione di organizzazione per tutta la cittadinanza.

E’ al vaglio del Parlamento un disegno di legge costituzionale che prevede l’abolizione totale delle Province. In passato si sono fatti altri tentativi: questa volta c’è il rischio concreto che l’istituto provinciale venga eliminato? Nel caso ciò avvenisse, ha in mente azioni di protesta?

C’è il rischio concreto. Questa volta c’è il rischio concreto. Azioni di protesta? Le azioni di protesta sono già state fatte, le azioni di protesta dovranno essere nei limiti dell’informazione, del dire quello che uno pensa, del mettere in luce quelli che sono davvero i rischi dall’eliminazione delle Province. Certamente uno, voglio dire, se deve soccombere in battaglia, cerca di difendersi in tutti i modi. Però devo sgombrare il campo da una situazione, da dei fraintendimenti. Uno difende perché crede in quello che fa, crede nel lavoro, crede in un’idealità; dopodiché, però, decidono gli altri. Come ho detto prima, la nostra difesa si basa sul fatto che sappiamo benissimo e lo diciamo in anticipo che dall’eliminazione delle Province verrà una situazione che può reggere 3,  4 , 5 anni e non di più, nel senso che dopo si dovrebbero trovare degli altri accorgimenti, perché l’ente intermedio Provincia è indispensabile. Il concreto rischio è che enti elettivi vengano sostituiti con enti burocratici di nomina regionale dove addirittura verrebbe meno il controllo di tipo democratico, che è il sistema di elezione che oggi c’è. Quindi, ripeto, il grande rischio è quello del camaleonte, far finta di cambiare ma poi non cambiare nulla.

Il Governo Monti ha approvato, con il “decreto Salva Italia”, una norma che prevede la trasformazione delle Province in enti di coordinamento, la riduzione drastica dei consiglieri provinciali e il trasferimento di gran parte delle competenze ad altri enti. Cosa ne pensa? La drastica riduzione dei consiglieri provinciali non c’è, perché già nell’ultima normativa Calderoli i consiglieri provinciali della Provincia di Lodi scendono a 10. È una norma che è stata impugnata a livello costituzionale dalle regioni Veneto, Piemonte, Lombardia, Campania, Lazio perché è una norma fortemente incostituzionale, perché la Costituzione pone le Province al pari dei Comuni come enti locali, con organi elettivi etc. etc. Quindi, se vogliono, devono passare non per un decreto legge, ma con una riforma costituzionale. Però anche lì un dato specifico, quando si parla dei consigli Provinciali ecc. ecc. Sapete quanto costa tutto l’apparato della Provincia di Lodi all’anno? L’apparato della Provincia di Lodi, per darvi un’idea, costa un caffè all’anno per cittadino lodigiano. Vogliono eliminare le Province, non hanno nemmeno avuto la decenza di restituire questo euro all’anno a cittadino lodigiano. Probabilmente, per quanto riguarda il consiglio provinciale, il risparmio dall’aver ridotto i consiglieri provinciali da 24 a 10 è forse di 20/30 centesimi all’anno per cittadino lodigiano. Ripeto, questi sono i dati ufficiali, certificati dal bilancio. Ad uno può essere simpatica la Provincia o antipatica la Provincia. Ma sgombriamo il campo, perché si tratta di una manovra di tipo finanziario. Non c’è nessun vero risparmio. Sta di fatto che dall’abolizione delle Province il Governo non ha previsto nessun abbattimento di tasse, né alcun impatto con quello che è previsto con il risparmio, perché, ripeto, non è una manovra di tipo finanziario, ma solo fumo gettato negli occhi dei cittadini per dire “abbiamo tagliato qualcosa” quando in realtà non si è tagliato nulla che porta risparmio.

Il fatto che Lei si opponga all’abolizione delle Province non è una questione di “poltrone”? Allora, il Presidente della Provincia di Lodi ha un’indennità mensile di circa 3.100 euro al mese. 3.100 euro. Non ci sono vitalizi, non c’è la pensione, nel senso che quando uno finisce prende e va a casa. Uno può giudicare se quei 3.100 euro al mese per una persona che lavora circa 18 ore al giorno, facendo il Presidente della Provincia, sabato e domenica compresi, ferragosto compreso, forse si salva Natale, può essere tanto o poco; lascio il libero giudizio. Però confrontiamo con altri dati i “costi della politica”. Per esempio, un deputato che è in Parlamento e alza solo la mano prende 16.000 euro al mese. Ha il vitalizio, ha la pensione, ha tutta una serie di ulteriori benefit. Ha il parrucchiere, di fatto, gratuito, un parrucchiere che prende 6.000 euro al mese, cioè il doppio del Presidente della Provincia. Oppure un consigliere di Regione Lombardia, uno dell’opposizione, per esempio, ma in maggioranza è lo stesso, che alza solo la mano prende 12.000 euro al mese. Ha un trattamento di fine rapporto quando finisce che è di circa 200.000 euro. Quindi ripeto: uno può giudicarlo tanto o poco, ma paragoniamolo con altre situazioni. Da qui, non difendo certamente la mia poltrona, perché io ho il mio lavoro e, se uno dovesse vedere se difendo la poltrona, lo invito a guardare la mia dichiarazione dei redditi, che è pubblica ed è stata anche pubblicata sui quotidiani locali, quella del 2008 e quella del 2010, dove si accorgerà che ho avuto un dimezzamento del mio reddito. Chi fa onestamente il Presidente della Provincia, come il Sindaco, non ha niente da guadagnarci, perché è un impegno specifico.  Se oggi noi difendiamo il ruolo delle Province non lo facciamo per difendere una poltrona, perché, ripeto, non c’è nulla di guadagnato. Ma lo facciamo perché, primo, crediamo in quello che facciamo, perché se non difendessimo significa che non ce ne frega nulla di quello che facciamo e siamo qui a scaldare la poltrona. Punto secondo, lo diciamo perché sappiamo realmente qual è la situazione e diciamo attenzione, perché vi sanno prendendo in giro. Attenzione perché volendo abolire le Province non vogliono cambiare nulla e quello che verrà è certamente peggio della situazione attuale. Noi lanciamo questo grido di allarme, questo s.o.s., con spirito di democrazia, dicendo: attenzione, questa è la verità dei fatti. Non so come andrà a finire. So però che se noi ci dovremo rivedere tra 5 o 10 anni, alla fine si darà ragione a quello che sto dicendo io.

Il Lodigiano come sta reagendo alla crisi? Allora, il lodigiano e la crisi. E’ una domanda molto complessa. Per capire come il lodigiano sta reagendo alla crisi bisogna capire com’è l’economia lodigiana. E l’economia lodigiana è fatta soprattutto di piccole e medie imprese, imprese artigiane. Oltre certamente a una grande impresa e un settore agricolo. Non voglio sminuire l’importanza della grande impresa, che certamente ha un grandissimo impatto sul prodotto interno lordo etc. etc. Però per capire il tasso di occupazione dobbiamo capire il numero di piccole e medie imprese artigiane che ci sono. E da questo punto di vista possiamo dire che il lodigiano sta reagendo meglio di altre realtà di fronte alla crisi per la dinamicità che ha la piccola e media impresa, cioè la dinamicità che riesce a far fronte meglio alle situazioni di difficoltà, cercando nuove prospettive di investimento, e per il fatto che l’imprenditore spesso alla fine del mese per pagare i propri dipendenti non si ritaglia il proprio stipendio. L’impatto della crisi sul lodigiano comunque è stato forte, massiccio, ed ha riguardato soprattutto delle grandi multinazionali, che hanno chiuso, che hanno abbandonato questo territorio. Come Provincia stiamo reagendo: quest’anno nel bilancio abbiamo messo una cifra importante per il rafforzamento dei confidi, in modo che questi istituti possano garantire prestiti ai nostri artigiani, e abbiamo previsto anche una parte importante di finanziamenti per le imprese che assumono, nel senso che per la prima volta, e forse siamo la prima realtà a livello italiano, daremo contributi, non tanti, ma è un segnale importante, soprattutto alle piccole e medie imprese, al sistema cooperativistico, ai commercianti, per poter avere sgravi fiscali e per poter avere dei contributi che possano diminuire l’impatto di nuova occupazione. Cerchiamo di favorire nuova occupazione e gli investimenti

Il Governo Monti ha superato lo scoglio dei primi 100 giorni. Che valutazione dà all’operato del Governo? Do una valutazione estremamente negativa. Una valutazione estremamente negativa perché hanno fatto una manovra economica che porta un piccolo sollievo alle casse statali, ma che deprime l’economia, nel senso che la manovra economica che hanno fatto è una manovra economica che avrebbero potuto fare tutti. Cioè aumentare le tasse. Quando si aumenta la benzina, quando si aumenta l’iva, quando si rimettono tasse come l’Imu, sono capaci tutti. Non ci vogliono dei geni o dei professori universitari. Gli impatti saranno più a lunga scadenza, nel senso che ci sarà un’ulteriore depressione dell’economia, nel senso che verranno ristretti gli investimenti e diminuiranno gli acquisti. Ha completamente bloccato il federalismo fiscale, che era il vero ossigeno per eliminare gli sprechi in questo Stato. La grande preoccupazione a settembre, quando dovrò aumentare di due punti percentuale l’Iva anche sui beni di primo consumo, è un gravissimo impatto di tipo inflazionistico. Abbiamo un sistema bancario che è completamente bloccato rispetto agli investimenti delle imprese. Oggi lo spread cala non perché c’è il Governo Monti, ma perché c’è la banca centrale europea che sta stampando euro e li sta prestando alle banche italiane, spagnole, portoghesi, e purtroppo queste banche invece di andare in aiuto dell’impresa, delle famiglie, investono questi soldi acquistando titoli di Stato o altri tipi di investimento,  che danno una certa redditività. Io ripeto: la mia non può che essere una valutazione strettamente negativa. L’unica cosa positiva che penso sia stata fatta penso sia quella di bocciare le Olimpiadi a Roma, che sarebbero state un grandissimo spreco e non avrebbe portato nessun tipo di sollievo o di investimento. Penso che quando ci sono professori che  hanno lauti stipendi, redditi elevatissimi, che non hanno mai fatto politica, che non si sono mai confrontati con le persone, non hanno mai  girato i mercati, girato i supermercati, avuto a che fare con la gente comune, girato le fabbriche, girato le industrie, questi grandi banchieri, significa che non sanno qual è la realtà della situazione; ma penso che il grave problema sia anche la mancanza di politica, il default della politica. Per cui ripeto che il mio giudizio sul Governo non può che essere un giudizio negativo e mi auguro che si chiuda il prima possibile questa fase di transitorietà e, chiunque dovrà vincere poi le prossime elezioni, che comunque ci sia davvero un ritorno della politica fatta al servizio della gente.

 GIORGIO MANTOAN

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