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Ormai non si può ascoltare un discorso del premier Monti senza sentire nominare almeno una volta per frase le parole “bilancio”, “spending-review”, e, soprattutto “tagli”. All’istruzione, per la precisione. Sì, non è una novità: da sessant’anni a questa parte, i governi non sono mai stati troppo generosi nei confronti dell’istruzione che, al pari della sanità pubblica, è stata sempre la prima a dover essere sacrificata in momenti difficili. Situazione sicuramente triste, anche perché la scuola e la cultura potrebbero, in un futuro non troppo lontano, rappresentare un nuovo trampolino per il rilancio dell’economia. Tuttavia, i nostri ministri non la pensano così, ma, anzi, hanno presentato tutto un programma di tagli e revisioni, soprattutto dopo la decisione di non aumentare l’orario dei docenti, aggiungendo sei ore alle diciotto settimanali attualmente effettuate; chiaramente noi studenti non possiamo dichiararci indifferenti davanti a misure drastiche che ci riguarderanno in prima persona, e abbiamo quindi deciso oggi, sabato 24 novembre, di riunirci nel cortile del liceo Gandini e aggiornarci su tutto questo. Il primo a parlare è stato Francesco Lucchini, rappresentante della nostra scuola nella Consulta provinciale, che ha esordito con l’elencare i vari provvedimenti dell’attuale governo nei confronti della scuola:
Settore pubblico
1) I docenti che hanno perso la cattedra riceveranno il compito di fare supplenza al posto dei precari
2) Le assenze riceveranno un monitoraggio molto più severo di quelle attuale e i professori poco presenti saranno declassati al ruolo di componenti del personale ATA, che percepiscono uno stipendio più esiguo.
3) La gestione dei bilanci scolastici sarà in mano alla Banca d’Italia, che però necessiterà di un istituto bancario che faccia da intermediario, al quale ogni scuola dovrà pagare le spese di commissione senza avere diritto a ricevere alcun interesse, come invece accade attualmente
4) La digitalizzazione sarà a carico dei singoli istituti, sia per la spesa sia per le modalità
5) Scomparirà la figura del vice-preside nelle scuole composte da meno di 55 classi
6) Le assunzioni dei professori subiranno un forte blocco: su 12.000, solo 2.000 potranno superare il concorso
7) Gli istituti costituiti da meno di 600 alunni (circa 1080 in tutto) dovranno scomparire

Settore privato

Le università non statali hanno ricevuto un finanziamento statale pari a 10.000.000 di euro (considerato che sono poche, parliamo di una cifra piuttosto alta), mentre le scuole private beneficiano di circa 223.000.000 di euro, di cui 200.000.000 provenienti da fondi originariamente destinati alle università pubbliche. Se ciò fosse vero, si tratterebbe di un provvedimento non conforme a quanto è scritto nella nostra Costituzione, dove, nell’articolo 33, per la precisione, si può leggere chiaramente “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

Successivamente ha preso la parola Andrea Furegato, rappresentante della lista d’Istituto “Verrigan Style”, che si è espresso sui seguenti temi:
1) Proposta di legge Aprea: prevede la costituzione di un consiglio di autonomia, equivalente al nostro consiglio di Istituto, ma dove gli studenti costituiscono solamente il 20% dei rappresentanti totali, e di una Commissione di autovalutazione delle scuole, composta da 7 membri, di cui un solo studente e un esterno. Da queste deliberazioni emerge chiaramente il tentativo di tagliare fuori gli studenti. Decisione assai poco democratica, dal momento che anche noi siamo parte integrante della scuola e quindi abbiamo il diritto di essere sempre informati sui cambiamenti relativi ad essa nonché di esprimere la nostra opinione al riguardo e proporre soluzioni ai problemi
2) Tagli dei Comuni alle mense, al doposcuola pubblico e all’assistenza per i disabili: la Giunta Formigoni ha istituito, per i genitori degli alunni delle scuole private, la Dote Scuola, ovvero un sostegno in denaro nel pagamento della retta. Purtroppo i soldi scarseggiano, ma esistono delle priorità, non uguali per tutti, chiaramente. Quindi, dove tagliare? All’assistenza ai disabili, spesso privi di insegnanti di sostegno, al doposcuola pubblico, ormai pressoché inesistente, e alla mensa scolastica: qui si genera un altro problema, perché in certe scuole elementari i bambini che possono permettersi di pagare questo servizio mangiano in una sala, gli altri invece in un’altra. Può sembrare una scemenza, ma pensate se voi, da bambini, foste stati costretti a consumare il pranzo in una stanza diversa, separati magari dai vostri amici, per una colpa di certo non commessa da voi. Non credo che vi sarebbe piaciuto.

Il terzo intervento è stato quello di Lorenzo Crespiatico, che ha ricordato ancora una volta la poca lungimiranza di uno Stato che, ignaro delle grandi potenzialità offerte da un’istruzione pubblica efficiente, democratica e opportunamente sostenuta, si sta letteralmente tirando la zappa sui piedi e, in merito ai tagli del Governo, si è espresso sui futuri doposcuola/laboratori, dall’anno prossimo non più gratuiti o sostenuti da piccoli contributi ma a pagamento. Ha subito ripreso parola Francesco Lucchini, partecipe ultimamente, assieme a una buona rappresentanza di studenti del nostro Istituto, di diverse manifestazioni: non ha mancato di sottolineare la visione dello studente da parte dello Stato di delinquente e ha riferito la probabile estensione del D.A.SPO (divieto di accesso ad eventi sportivi, per esempio le partite di Serie A, a tifosi considerati pericolosi, i cosiddetti ultras, misura introdotta dalla legge 13 dicembre 1989, visti i diversi episodi di violenza negli stadi) anche a certi studenti che hanno partecipato a cortei e sono sospettati di azioni sovversive.
Si è parlato anche di un generale disinteresse dei giovani nei confronti della crisi. Qualunque ne sia il motivo, l’informazione esiste e si da anche molto da fare: basta saperla cercare e la si trova. Anche noi del Bradipo eravamo lì, questa mattina: in piedi, al freddo in cortile (preparazione allo spegnimento dei caloriferi che dovrebbe avvenire da gennaio in poi vista la mancanza di fondi da parte della Provincia di Lodi, peraltro destinata a scomparire?), ad ascoltare qualcosa che riguarda tutti noi direttamente, niente di astratto o di lontano, per raccogliere informazioni e opinioni da mettere a disposizione di tutti. Purtroppo non possiamo intervenire direttamente e immediatamente contro queste misure, ma dobbiamo stringere i denti, rimboccarci le maniche e non perdere mai la speranza di poter costruire, un domani, uno Stato forte, ben organizzato, dove non esistono classi privilegiate, dove sono garantiti dei diritti minimi a tutti i cittadini, dove la politica non significa più “fare un bilancio” ma decidere veramente quale sia il Bene comune. Potrò sembrare un’idealista, ma io credo si tratti di un’ipotesi realizzabile, e non voglio escludere che questo rinnovamento possa partire proprio da noi studenti. Le condizioni attuali sono terribili, e stiamo anche noi pagando colpe di certo non commesse da noi, cosa più frustrante di qualunque altra. Ma le avversità fortificano, dicono gli anziani che hanno affrontato il secondo dopoguerra: dopo la tempesta, c’è sempre la quiete. Io non mi arrendo, spero che anche voi lo facciate. Sarà durissima, probabilmente il peggio deve ancora venire, ma sono certa che ne varrà la pena. Parola del Bradipo.

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