Articolo 26

  1. Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
  2. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
  3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

-Articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata dall’ ONU, nel 1948.-

Il diritto allo studio è uno dei diritti fondamentali dell’uomo, nonostante per qualche collega studente questo sia tutto da dimostrare. Il diritto all’istruzione dovrebbe essere garantito in tutto il mondo ed ad ogni paese andrebbe lasciata la possibilità di avere un proprio sistema scolastico che rifletta la cultura e il modo di pensare del popolo.

Il sistema scolastico italiano e americano ad esempio, sono differenti sotto diversi punti di vista.
Il sistema americano è piuttosto complicato da descrivere in un’unica formula perché non presenta un impostazione nazionale, ma varia sia da stato a stato sia a livello distrettuale.
Le scuole pubbliche sono entità autonome, simili ad imprese, che ricevono finanziamenti in parte dal governo federale e in parte dallo stato, ma soprattutto possono contare sui fondi raccolti nel distretto, l’area che include più quartieri abitativi. Il pregio della scuola è direttamente proporzionale alla disponibilità economica, in ragion di questo, se la scuola è posta in quartieri abitativi facoltosi e quindi più tassati, sarà una struttura dotata delle migliori attrezzature, attirerà i professori migliori e potrà offrire servizi di maggior qualità.

Lo stesso discorso si ripete per il programma  delle materie scolastiche.
Il governo centrale americano lascia infatti che tutte le scuole pubbliche siano sotto la giurisdizione di un comitato composto da membri della comunità locale. Ciascun comitato decide il regolamento interno della scuola, i programmi dei corsi, le manifestazioni culturali a cui aderire e le infrastrutture sportive.

Courtesy of Nina Lange

( Courtesy of Nina Lange, German photojournalist)

Parlando dei test scolastici tuttavia, la loro ampia autonomia è condizionata dal dipartimento dell’Istruzione statale. Recentemente è stato decretato che non tutti i vocaboli possono essere inseriti  nelle prove d’esame. Per citare un esempio, nello Stato di New York non si può pronunciare “Evolution” per non mandare su tutte le furie i creazionisti. Non si può citare la parola “Loss of employment” per non mancare di rispetto ai figli di coloro che in tempi di crisi hanno perso il lavoro, ed è persino bandito il termine “Junk food” per non offendere gli studenti in sovrappeso che ad oggi rappresentano il 16,9% dei teenager in USA secondo gli ultimi sondaggi di FRAC (Food Research and Action Center).
Indubbiamente è lodevole l’intento di rispettare l’enorme varietà e pluralità di culture e tradizioni diverse presenti negli USA, d’altra parte però è contestabile l’idea che l’apprendimento sia vincolato dal fatto che  anche un solo settore della società possa venire offeso.
Prima di tutto a livello pratico l’impresa risulta impossibile in quanto gli Stati Uniti sono un crogiolo di razze e culture. In secondo luogo non è vietando  la diffusione di vocaboli che le situazioni di bullismo, di violenza o di intolleranza religiosa vengono a scomparire, anzi, al contrario, è l’educazione che insegna che una parola può avere un valore positivo o negativo in base all’uso che se ne fa.  Il rispetto dovrebbe risiedere nel permettere a ciascuno di usare la propria ragione, la propria testa, arricchendola imparando.

Tralasciando questo aspetto curioso, ci sono innumerevoli lati positivi nell’impostazione americana, primo fra tutti si ricorda  il fatto che negli US la scuola è il nucleo della vita di tutti i ragazzi. In una high school americana uno studente riceve una formazione a  trecentosessanta gradi: segue le lezioni, pratica sport e partecipa a qualsiasi tipo di attività extracurriculare che la scuola offre, dal teatro al circolo di lettura, dal club di cucina a quello di fotografia, dal giornalino al club degli scacchi. Insomma, un ragazzo si trasforma in ambiente scolastico diventando studente ma anche attore, quarterback della squadra di football, membro onorario della French National Honor Society, bassista della band della scuola, in breve, un rappresentante della società.

Il senso di appartenenza è fortemente sentito e stimolato nei vari eventi che scandiscono la vita di un ragazzo. Prima delle partite di football, baseball o hockey, tutti gli americani si alzano e ponendo la mano destra sul cuore cantano l’inno nazionale “The Star-Spangled Banner”. Oltre agli spettacoli teatrali, messe in scena dei musical, concerti della banda o del coro, attività di volontariato per raccogliere fondi per il club a cui si è iscritti, balli e cene del gruppo sportivo di appartenenza, è estremamente importante recitare ogni mattina, prima dell’inizio delle lezioni, The Pledge of Allegiance per rigenerare il senso di comunità .

I pledge allegiance to the Flag of the United States of America, and to the Republic for which it stands, one Nation under God, indivisible, with liberty and justice for all.”

Una formula breve ma incisiva che unisce tutti gli studenti di tutte le scuole americane, da quelle della Florida a quelle del Montana senza distinzioni. Sicuramente questo è  un ulteriore punto di forza del sistema Americano.
Infatti, se da un lato il singolo è celebrato per i suoi talenti, si pone altrettanta importanza sul gruppo. Lavorare insieme è importante, molti sono i progetti di collaborazione che coinvolgono quasi sempre anche l’utilizzo delle tecnologie. Power Point, Excel, Microsoft Word e persino Photoshop sono largamente utilizzati. La tecnologia è regina nelle High School americane. Registri elettronici sono presenti da un decennio ormai. Quando la nebbia imperversa o le strade sono bloccate a causa della neve e la scuola è cancellata, gli studenti ricevono un messaggio sul telefonino così da rimanere al caldo nei loro letti.
La dematerializzazione di cui tanto si parla in questi ultimi mesi nella nostra scuola, nello Stato di New York e non solo ha, già avuto la sua fine. Pochi libri o quasi nessuno per gli studenti che sono dotati di iPad o comunque possono fare affidamento sui computer presenti  in quasi tutte le aule.

Courtesy of Nina Lange B

( Courtesy of Nina Lange, German photojournalist )

L’invidia è sicuramente tanta, tuttavia rimane ancora aperta la questione se i libri o gli iPad vincono il confronto, se l’inglese supera il latino, se l’informatica batte il greco, se, in poche parole, il sistema americano batte il sistema italiano. Una risposta banale, ma forse vera, è che ogni sistema è funzionante nel contesto sociale in cui si trova, quindi un inchino alla scuola italiana e un yuppi alla scuola americana perché nella loro diversità si trovano in accordo su un punto: educano ragazzi e ragazze, permettono loro di sperimentare e sviluppare le loro abilità sfornando i futuri Steve Jobs o Rita Levi  Montalicini.

Chantal Crenna

Annunci