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27 gennaio 1945: le truppe sovietiche entrano nel campo di concentramento di Auschwitz. Nei mesi successivi, questo avviene in tutti gli altri lager di Austria, Germania, Cecoslovacchia, Polonia. Milioni di persone vi sono entrate, pochissime di loro ne sono uscite vive e segnate per sempre: sulla pelle da un numero identificativo, nell’animo da mesi o anni di sopraffazione, fame, stenti, malattie, deperimento fisico, duro lavoro, maltrattamenti e, soprattutto, dalla perdita della propria dignità umana all’interno del campo, al punto da non essere più identificati dal proprio nome e cognome, ma solo da una serie di cifre. Sono stati separati, in molti casi per sempre, da familiari e amici, hanno assistito alla morte di molti loro compagni, uccisi spesso per motivi banali, alcuni di loro sono sopravvissuti alle torture e agli atroci esperimenti umani condotti dai medici nazisti. Tutto questo orrore, perché? Perché si è sentito bisogno di formare una società migliore, e per farlo si è voluto eliminare sistematicamente ebrei, zingari, slavi, disabili, omosessuali, criminali e politici, tutti giudicati indegni della Grande Germania e dannosi per l’integrità della razza ariana, erroneamente considerata superiore a tutte le altre. Ma la morte e la violenza portano solo orrore, distruzione e dolore. Il miglioramento può venire solamente dall’accettazione della diversità e dall’integrazione di essa: chi non consideriamo uguale a noi non è inferiore a noi, perché siamo tutti esseri umani, e non esistono razze più o meno intelligenti di altre. Tutti, di fronte alle foto dei lager, dei forni crematori, delle camere a gas, rabbrividiamo e ci auguriamo che simili atrocità non avvengano mai più nella storia, ma ciò dipende anche da noi: è nostra infatti la scelta di tollerare o meno la diversità nella nostra società, di valorizzarla o opprimerla, di favorire l’integrazione o la discriminazione, di cercare una collaborazione o una competizione. Pensateci, davanti al prossimo film o documentario sulla Shoah.

Carla Ludovica Parisi

AuschwitzBIRKENAU

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