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“Ci sono persone che quando compiono diciassette anni dimenticano com’è averne sedici. So che un giorno queste diventeranno delle storie e le immagini diventeranno vecchie fotografie, e noi diventeremo il padre o la madre di qualcuno, ma qui, adesso, questi momenti non sono storie, questo sta succedendo, io sono qui, e sto guardando lei, ed è bellissima. Ora lo vedo: il momento in cui sai di non essere una storia triste, sei vivo, e ti alzi in piedi, e vedi la luce dei palazzi, e tutto quello che ti fa stare a bocca aperta. E senti quella canzone, su quella strada, insieme alle persone a cui vuoi più bene al mondo, e in questo momento, te lo giuro, noi siamo infinito”.

 

We can be heroes, just for one day.

Un eroe, sin dal momento in cui diventa tale, resterà eroe per sempre. Essere eroi vuol dire essere immortali, vivere in una dimensione senza spazio e senza tempo. Ecco che quindi significa essere infiniti. Come si fa a dire “Noi siamo infinito”?

E’ il momento in cui ti sembra che l’attimo che stai vivendo possa durare in eterno, in cui libertà e freschezza fuoriescono da tutti i pori della tua pelle. Infinito è quel momento in grado di farti dimenticare il mondo attorno. E’ ciò che accade a Charlie, Sam, Patrik del film The Perks of Being a Wallflower, ovvero Noi siamo infinito, titolo italiano.

Il desiderio di “infinito” diventa quasi necessario nella vita adolescenziale. Un ragazzo o una ragazza a diciassette anni sente il potere di poter spaccare tutto, di vincere su ogni cosa, di farsi valere su chiunque. Solo in seguito capisce che tutto ciò non è sempre un bene e che non si può realizzare. Ma al di là di questo, anche se sembra un ossimoro, non si può essere infinito per sempre. Sam e Charlie sanno che i loro momenti non saranno infinito, eppure li vivono così come se lo fossero, e stanno bene e sono felici. Forse infinito, in questo caso, non vuol dire essere infinito, ma credere- per un momento- di esserlo.

Ora, per passare a qualcosa di più concreto, Sam (interpretata da una fantastica ed convincente Emma Watson, vincitrice anche di un People Choice Award come miglior attrice protagonista di un film drammatico), Charlie e Patrik e i loro amici sono dei giovani ragazzi che vivono in America e che frequentano il liceo. Charlie è un aspirante scrittore, è al primo anno e ha la tremenda maledetta paura di non riuscire a fare amicizia con nessun compagno, data la sua timidezza e la sua poca partecipazione. Gli altri due invece sono all’ultimo anno e, senza mezzi termini, sono pazzi sconsiderati. Due fratellastri grandi amici che si divertono dalla mattina alla sera, che studiano senza troppo impegno, che recitano e frequentano feste alla moda. I classici ragazzi americani superficiali e vuoti, direte voi. No, cari amici, vi sbagliate. Ecco il pregiudizio. Sam e Patrik sono dei protagonisti dalla psicologia veramente interessante, non immediata da cogliere. Mostrano le difficoltà e le anomalie che un ragazzo o una ragazza adolescente può avere. Vogliono far comprendere cosa significhi essere diversi ed essere attratti da persone non comuni, imbarcarsi in amori sbagliati e superficiali, soffrire per non far soffrire gli altri e cercare di aiutare chi è in difficoltà. Ed è grazie alla loro esuberanza, alla loro particolarità, al loro pizzico di follia, che Charlie si unirà al loro gruppo e farà esperienze nel mondo della gioventù, che lo porteranno a cambiare, ad aprirsi in generale con le persone, a esprimersi di più e a non cancellare i suoi fantasmi del passato.

Perchè sarebbe un film da consigliare?

Perchè non è la solita cavolata americana sull’adolescenza e sul fatto che tanto la vita vera non è così. E’ una storia che permette di far sognare un po’, di ridere e di credere che se siamo forti molte cose sono possibili, se sono fatte insieme alle persone a cui vogliamo bene. E’ un racconto che può insegnare cosa vuol dire amare e come farlo.  Possiamo capire se sia vero che ogni persona accetti l’amore che pensa di meritare e se  a volte osservare e comprendere le cose da lontano è meglio che fare confusione.

Fatevi un giretto al cinema, e non importa se avrete gli occhi lucidi, alla fine. Non è una cosa negativa.

 

Francesca Bertuglia

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