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Le larghe intese non hanno mai riscosso un entusiasmo generale, né nel Pd né nel Pdl: dal 28 aprile 2013 non è passato un giorno privo di polemiche o lamentele al riguardo, dovute sia alla quasi impossibile collaborazione tra i due partiti sia alle spaccature interne presenti in entrambe le fazioni. La condanna di Silvio Berlusconi da parte della Cassazione ha alimentato ulteriormente questo clima di tensione e ieri, 28 settembre 2013, sono arrivate le tante minacciate dimissioni in blocco da parte dei ministri pidiellini.

Ma c’è davvero bisogno di una crisi di governo? L’esecutivo Letta non è stato in grado di impedire o perlomeno posticipare l’aumento dell’Iva al 22% (che scatterà dal 1 ottobre), e quasi certamente non avverrà la cancellazione della seconda rata dell’Imu sulla prima casa, così come non è ancora avvenuta la riforma elettorale, eppure è riuscito a restituire all’Italia una minima credibilità a livello internazionale, indispensabile per attirare nuovi investitori e quindi dare un piccolo impulso alla ripresa economica. Uno dei requisiti fondamentali per far sì che ciò avvenga è avere un governo stabile, cosciente dei reali problemi del Paese e determinato a risolverli, a costo di superare rivalità accese, interne ed esterne ai singoli partiti, e di sacrificare il proprio tornaconto personale.

Il nostro governissimo ha fatto esattamente il contrario: le correnti del Partito Democratico hanno continuato la loro accesa lotta intestina e parte di loro si è schierata apertamente contro l’esecutivo, e buona parte del Popolo della Libertà si è impegnata nella difesa del Cavaliere, che oggettivamente non è semplicemente il leader del Pdl. È il Pdl (o meglio, la neo rinata Forza Italia).

D’altra parte il comportamento dell’opposizione è ugualmente deludente. Grillo si è fin da subito dichiarato contrario a qualsiasi alleanza con il Partito Democratico, e da mesi urla insulti ai partiti e al Presidente della Repubblica, del quale urla anche le dimissioni immediate. Ha smesso di urlare che il Porcellum “è stato partorito dalle scrofe di destra con l’aiuto dei verri di sinistra” nel momento in cui si è reso conto che, se cambiasse la legge elettorale, le sue probabilità di rielezione scenderebbero in maniera considerevole, e di conseguenza ha iniziato ad urlare di tornare subito alle urne, a dimostrazione di quanto per lui sia importante restare in Parlamento e fare ostruzionismo, atteggiamento simile a quello adottato dai partiti tradizionali da lui tanto condannati e derisi.

La vera soluzione consisterebbe nella presa di coscienza, da parte dell’intera classe politica, della propria responsabilità nei confronti dell’Italia: basta divisioni in correnti, basta anteporre il destino di un uomo a quello di un Paese, basta urlare e protestare contro tutti senza proporre misure di risoluzione concrete, basta pensare a tenersi la propria poltrona. È il momento di superare tutto questo e a dar voce a quei pochi politici (non possono non esserci) intenzionati ad impegnarsi a risolvere i nostri veri problemi e a perseguire il bene comune, non quello di una sola persona o di un singolo partito/movimento.

Sarà allora che il popolo italiano potrà avere finalmente una classe politica realmente dedita alla realizzazione del bene comune e, vedrà risolta non solo la crisi economica ma anche quella politica che da troppi anni affligge il nostro Paese.

Carla Ludovica Parisi

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