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Nonostante sia passato un bel po’ di tempo, vi proponiamo qui sul nostro blog qualche articolo portato dalla nostra redazione al concorso di giornalismo studentesco online Teen Reporters, svoltosi tra novembre 2013 e marzo 2014.

IL NOSTRO SOGNO IN UN CASSETTO

Per noi Italiani la scrittura è qualcosa di molto importante. Nei cassetti di ogni casa vi è nascosto almeno un manoscritto che ci siamo divertiti a scrivere e che ci piacerebbe tanto pubblicare, anche se non ne abbiamo mai avuto il coraggio e forse non ne avremo mai.
Siamo eredi di una società che ha imparato ad amare le parole, che ha capito come usarle e a chi indirizzarle,  siamo figli di Primo Levi, di Pirandello, di Manzoni, dei grandi autori della letteratura e della poesia che hanno costruito e architettato mondi con solo ventisei mattoncini fondamentali, ventisei lettere. Grazie ad essi la nostra fantasia, la nostra immaginazione ha cominciato a viaggiare sempre più.
Abbiamo affrontato le avventure di Robinson Crusoe e seguito il professor Lidenbrock fin nelle radici delle montagne, al centro della terra. Leggevamo alla sera, prima di addormentarci, il momento migliore per lasciarsi trasportare dalla dolcezza delle parole, dal loro potere magico, e credere al racconto che il nostro cantastorie ci stava proponendo. Abbiamo amato moltissimo leggere, ma ora amiamo di più fare altro.
Non siamo più un popolo di lettori, improvvisamente abbiamo deciso di cambiare punto di osservazione, abbiamo provato a metterci dietro alla scrivania e a prendere in mano una penna, e raccontare il mondo giocando con le parole, mostrando agli altri la nostra realtà, i nostri pensieri e le nostre emozioni.

 Ma ciò non è sempre facile. Le nostre pagine continuano a rimanere in un cassetto ormai pieno di polvere perchè le idee che abbiamo in mente, le informazioni che assorbiamo ogni giorno sono troppe per tenere tutto sotto controllo… Vorremmo dare vita a nuovi personaggi, a nuove realtà, ma a volte sono solo mondi che muoiono lì.

È stato un bel salto quello dalla pagina alla penna, perchè siamo cresciuti tra lo sgabuzzino di Harry Potter e le caverne di Moria, e purtroppo adesso ci troviamo davanti a qualcosa di ancora più oscuro e silenzioso: la pagina bianca, e questa volta non ci sono Ron o Sam ad aiutarci, sta a noi riuscire finalmente a separare fatti e immagini già preesistenti per delineare una versione personale di una nuova storia. Per far fronte ad uno schermo bianco o ad un ammasso di cellulosa, oltre alla penna o alla tastiera abbiamo solo la nostra capacità di far emozionare, di far suscitare sensazioni che permettono di osservare la vita da un’altra prospettiva.
Ma perché amiamo scrivere? Cosa c’è nella scrittura che ci attira così tanto?
Forse sono le parole ad affascinarci con il loro potere di esprimere concetti, immagini e idee semplicemente tracciando solchi geometrici su un foglio di carta, traducendo i nostri pensieri e la nostra immaginazione, rendendoli disponibili a chiunque. Anche se a volte esse stesse sembrano farci paura, poichè possono ferire più che una spada, più che uno schiaffo, non dobbiamo mai dimenticare che siamo sempre noi a padroneggiarle, a dare loro il significato di ogni cosa. Insomma, quante parole esistono nel mondo, quanti suoni diversi vengono pronunciati ogni giorno da persone diverse, in situazioni diverse.

Con esse possiamo portare l’informazione fra la gente, possiamo comporre melodie bellissime. Ci sentiamo un pò come Saba quando parlava delle parole nelle sue poesie, e ci diceva quanto amasse quelle lettere strane, che gli altri non osavano pronunciare. Ci piace scavare e cercare espressioni che possano descrivere nel modo migliore ciò che riusciamo a immaginare. Possiamo sempre scrivere, in fin dei conti, quando non siamo in grado di riferire a voce quello che vogliamo.
Le parole aprono la nostra mente e, se da un lato fanno scoprire noi stessi, dall’altro ci liberano da tutto quello che tenevamo rinchiuso nella nostra mente, rendendoci più leggeri.
Forse è proprio questo che ci piace della scrittura: quella sensazione di sollievo che arriva dopo l’ultima parola, dopo l’ultima lettera. Quello è il momento di maggior soddisfazione, poichè ci permette di credere, anche solo per un attimo, che ciò che abbiamo scritto per noi in quel momento è stato vero, è stato importante. Quella parola finale conclude la nostra storia, mette fine ai nostri pensieri e lascia spazio a nuove parole da inventare.
Qualunque sia la ragione, noi Italiani siamo ormai un popolo di scrittori, e se sono pochi i grandi maestri, vi è invece un sottobosco di tantissimi dilettanti, di scrittori che scrivono per sé stessi e non per gli altri, che probabilmente non saranno mai conosciuti, ma che comunque passeranno sempre ore ed ore della loro vita davanti a un foglio bianco aspettando le parole giuste per riempirlo. E saranno ugualmente felici delle loro storie, delle loro esperienze, della sensazione speciale che il punto fermo da alla fine di ogni pagina.

Francesca Bertuglia e Gabriele Mozzicato

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