Per Teen Reporters.

Guido e Mario sono due amici, ma non sono due ragazzi comuni, specialmente il primo.

Nascere negli anni Sessanta credo sia già una caratteristica che li distingue dagli altri giovani. Essere ribelli a tutti i costi senza avere nemmeno un rapporto dignitoso con la propria famiglia, studiare pochissimo, prendere parte alle manifestazioni nelle piazze di Milano, farsi notare perennemente agli occhi delle belle ragazze della classe, discutere di politica e gridare le proprie idee davanti alla scuola intera sono le principali occupazioni di Guido e Mario durante il liceo e negli anni successivi.

Mario è quasi sin da subito costretto a imbattersi nel carattere così particolare di Guido, a volte insopportabile, a volte loquace, a volte misterioso, a volte combattivo.

Guido però sembra non avere mai la testa sulle proprie spalle, agisce sempre di sua iniziativa e combina continuamente guai. Col passare del tempo, fra qualche lezione universitaria e incontri segreti con giovani donne, fra una vacanza in Grecia all’insegna della follia e dell’inconsapevolezza fraternizzando con giovani stranieri e idee assurde da mettere in atto, Mario comprende che colui che credeva suo amico sarebbe cambiato per sempre e mai avrebbe trovato un posto sicuro nel mondo.

Dopo qualche tempo di traviamento, di noia, di insofferenza e di crisi in cui Mario riesce a comprendere realmente cosa voglia dire trovare stabilmente e autonomamente un luogo dove vivere, costruendo addirittura la propria casa con le proprie mani, a partire da zero, con la donna che ama, che gli ha portato la gioia della famiglia, dell’impegno e del lavoro. Martina gli dimostra finalmente che la felicità può essere veramente a portata di mano, nelle cose più semplici che ad alcuni sfuggono.

D’altra parte a Guido non accade la stessa cosa. Peggiora sempre più.

La sua passione per la scrittura non fa altro che porgli davanti agli occhi un mondo sempre più sbagliato, che lui non vuole accettare, un mondo crudo, grigio, vuoto e detestabile.

Il suo compare non riesce a dissuaderlo da rapporti con donne sbagliate, dall’uso della droga, dal fumo, dal suo continuo viaggiare senza meta e senza stabilità o base alcuna.

Mario e Guido potrebbero essere ognuno di noi. Credo che qualunque persona possa identificarsi in loro, perché tutti, prima o poi, ci troviamo davanti a un bivio, a un momento di debolezza o di scelta radicale. Non è facile superare periodi di non comunicazione tra i propri amici e nemmeno essere in grado di vivere autonomamente senza dipendere da un’altra persona.

I due ragazzi si appoggiano continuamente e si separano al tempo stesso, si guardano negli occhi comprendendosi senza neanche parlare, si lanciano sfide a vicenda mettendosi sempre in discussione o in pericolo.

Così, in un romanzo all’insegna della trasgressione e della contemporanea ricerca di sicurezza e felicità, Andrea De Carlo ci aiuta, attraverso immagini vivide della vita giovanile e adulta, a capire come l’uomo a volte non sia in grado di esprimere i suoi sentimenti reali e come invece sembri non avere problemi a far del male a se stesso.

L’autore affronta il tema dell’amicizia adolescenziale e giovanile, descrive come sia la possibilità di coltivare un rapporto profondo tra due persone che per la prima volta si incontrano al liceo, ma che proseguono il loro percorso di crescita insieme per gran parte del loro futuro, intraprendendo scelte più o meno radicali che porteranno loro ad assumere una visione della vita maggiormente definitiva e a capire quale sia il modo per essere veramente se stessi.

Francesca Bertuglia

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