Per Teen Reporters.

Nell’immaginario popolare la figura dello studente di Economia e commercio è non di rado associata a quella del celebre Gordon Gekko, magistralmente interpretato da Michael Douglas nel film cult “Wall Street”: un individuo amorale, avido e senza scrupoli che pensa unicamente al proprio interesse personale e al guadagno. La recente crisi economica ha contribuito a gettare ulteriore fango: tutti ricordano l’austerity propugnata da Mario Monti (non che le tasse siano molto diminuite!) e le riforme di Elsa Fornero, e tutti hanno sentito parlare delle derivate e dei danni della finanza creativa a livello globale. Le scienze economiche sono considerate un’insieme di astruse formule matematiche che poco c’entrano con la vita di tutti i giorni. Nulla di più sbagliato.

Ben prima di approdare alla grande utopia comunista, un giovane filosofo ed economista di nome Karl Marx identificava nell’economia la struttura della storia, dalla quale dipendeva la sovrastruttura, costituita dalla politica, dalla cultura, dall’arte, dalla mentalità… aveva già capito che l’adozione di un modello economico non è un’azione che rimane circoscritta al proprio ambito ma coinvolge molte più sfere. Basta confrontare gli edifici costruiti nell’Est Europa durante il comunismo e i grandi grattacieli americani: i primi sono suddivisi in tanti spazi uguali e sembrano essi stessi quasi identici, perché nell’URSS tutti i cittadini, almeno formalmente, erano perfettamente uguali di fronte alla legge e ogni differenza sociale doveva essere arginata, i secondi invece, pur mantenendo alcuni denominatori comuni, sono costruiti sulla base di progetti nei quali è lasciata la libertà all’architetto di metterci qualcosa di propria iniziativa, un pensiero perfettamente in linea con la teoria economica capitalista. Un diverso modello economico vuol dire anche un diverso modello politico e quindi una diversa mentalità della popolazione: una persona che vive in una società nella quale è lasciato grande spazio all’azione individuale ha un modo diverso di rapportarsi a un problema rispetto a un abitante di un Paese dove l’apparato statale è costantemente presente nella vita dei cittadini.

Due visioni completamente diverse, ciascuna con i propri pregi e i propri difetti. Ed è proprio questo il problema: trovare un nuovo modello che sappia includere il meglio di entrambi, e in molti ci hanno tentato. Uno dei più famosi di questi è John Maynard Keynes, che giustamente disse: “Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi”. Niente di più vero, soprattutto alla luce dell’esperienza comunista.

Questo è il lavoro dell’economista: capire quale modello applicare e in che momento, valutare quali possano essere le conseguenze delle loro scelte, come comportarsi in caso di crisi e anche ideare nuove teorie. Non un avido Gordon Gekko ma un uomo o una donna utilizza le proprie conoscenze e le proprie convinzioni per migliorare la vita dei cittadini. Ma anche senza arrivare a parlare dei massimi sistemi: un consulente finanziario che aiuta a risparmiare (non a speculare) chi ha bisogno di tenere dei soldi da parte per il futuro o un manager che gestisce le risorse economiche a lui affidate con razionalità e abilità, senza giocare sporco, da cosa può essere guidato se non dall’intenzione di usare il denaro per migliorare e non per guadagnare?

L’economia è anche austerity, finanza creativa, crisi globale, derivate, ma allo stesso tempo è politica, crescita, miglioramento. L’economia non dorme mai, offre sempre nuove possibilità da cogliere anche nelle nostre vite. L’importante è non lasciarsi spaventare da qualche grafico o indice di Borsa.

Carla Ludovica Parisi

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