Per Teen Reporters.

20 Luglio 1969: l’uomo buca il cielo per la prima volta e conquista la Luna. Per raggiungere quel risultato ci sono voluti dieci anni di rincorsa tra Usa e Unione Sovietica, le due più grandi potenze mondiali, che si sono sfidate affidandosi ai migliori uomini del mondo, le menti più geniali e curiose, i più grandi sognatori, tutti insieme nella sfida più grande della storia umana: conquistare un altro mondo. L’uomo ha sempre sognato il cielo, quelle luci lontane ci hanno sempre affascinato ed è sempre stato presente, nella nostra immaginazione, il giorno in cui saremmo riusciti a conquistarle. 5 Novembre 2013, la sonda indiana Mangalyaan lascia il suolo terrestre, un’operazione da 55 milioni di dollari che renderà l’India il primo paese asiatico a visitare e studiare Marte. Sono passati 40 anni da quando abbiamo “bucato” il cielo per la prima volta, ma non siamo cambiati: il senso della meraviglia che ci pervadeva allora è rimasto intatto, sogniamo ancora quei mondi lontani con lo stesso ardore dei nostri padri. Così mi dicevo leggendo la notizia. Eppure scorro la pagina e leggo i commenti: “che spreco di soldi”, “sulla terra la gente muore di fame e loro vogliono andare su Marte.” e mi si stringe lo stomaco. Ricordo che l’ultimo astronauta ha messo piede sulla Luna nel 1972, 3 anni dopo la prima passeggiata lunare, e allora inizio a capire il perché di quei commenti. Abbiamo sognato la Luna per millenni e quando l’abbiamo conquistata l’abbiamo abbandonata dopo solamente 3 anni, perché la Luna è lontana dai debiti, dei mutui da pagare e dai conti da far tornare a fine mese, e come lei lo è anche Marte. In questi quarant’anni , attanagliati dalle crisi e preoccupati solo di riuscire a stare a galla in una società in continuo sviluppo, ci siamo fatti portare via il senso della meraviglia che animava i nostri antenati, quella curiosità naturale che portava i greci senza tv, medicine o computer a sedersi e guardare il cielo cercando di capirne la logica, il senso. Ci siamo derubati da soli della bellezza di un cielo che ormai non sogniamo più. Non siamo più un popolo di futuri astronauti, conquistatori spaziali o astronomi, perché il cielo non lo puoi toccare ed è lontano, troppo lontano. Le galassie sono mostri strani, esotici da condividere sulla propria bacheca, belle opere d’arte da guardare per un secondo, senza pensare ai miliardi di sistemi solari che le illuminano e ai pianeti ricchi, forse, di vita e di civiltà aliene. Non ci interessa più chi avesse ragione tra Copernico e Tolomeo, né se i pianeti del sistema solare siano 9, 8 o 42. Non ci importa di sapere cosa illumini quelle luci lontane, né perché la luna brilli di notte. Abbiamo cose più importanti da fare, e il cielo non è più un obiettivo, è una scocciatura nei giorni di pioggia e uno spreco di soldi nella maggior parte dei casi, perché i problemi sono qui, e non importa che là fuori ci sia l’infinito, perché rinchiusi nelle nostre case, alzando lo sguardo, riusciamo a vedere solo il soffitto. Ma stiamo entrando in un mondo nuovo, la tecnologia avanza a un ritmo tale che pensare al futuro più prossimo non è più abbastanza, dobbiamo iniziare a pensare al domani e in quel domani, ne sono sicuro, il cielo non sarà più un luogo lontano ma bensì una nuova casa e quei 55 milioni di dollari non sembreranno più uno spreco di soldi, ma un investimento per i nostri nipoti che forse, grazie alla nostra curiosità, potranno salutarci da un pianeta lontano che potranno chiamare “casa”.

Gabriele Mozzicato

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