Per Teen Reporters.

In un momento di profonda crisi economica e politica, nel quale imperversa un crescente disprezzo nei confronti di una classe politica incompetente e che bada unicamente al proprio interesse, non è raro sentire un’affermazione come “Ci vorrebbe un dittatore”.

Siamo tutti perfettamente d’accordo sul fatto che è sufficiente sfogliare le prime pagine di un quotidiano per accorgersi dell’aridità, della stasi e dell’immobilità del nostro orizzonte politico attuale, tuttavia basta aprire un qualsiasi libro di storia nel Novecento per rendersi conto dell’inutilità di un totalitarismo. Indubbiamente nella nostra epoca si sono manifestati quei sentimenti che hanno portato alla nascita dei regimi totalitari: il nazismo è nato in un momento di grande difficoltà economica per la Germania, uscita devastata dalla Grande Guerra, il fascismo ha esordito proponendosi come alternativa ai partiti tradizionali dell’epoca, nei quali la classe media non trovava né tutela né sostegno, il comunismo si è instaurato in seguito a una rivoluzione scatenata dal malcontento di un popolo vessato, analogamente al Terrore, la cui genesi è stata giustificata con la contraddittoria necessità di dover imporre con la forza la libertà. Ancora oggi non è raro incontrare individui nostalgici dei dittatori, che di fronte ai politici di oggi scuotono la testa sconsolati e iniziano lunghi e assai animati discorsi apologetici: “Quando c’era Lui, i treni arrivavano in orario”, “Quando c’era Lui, il nostro popolo aveva un orgoglio nazionale”; “Quando c’era Lui, tutti perlomeno avevano un lavoro e una dignità”, “Avremmo proprio bisogno di qualcuno che salga al potere e cacci via tutta questa banda di ladroni!”, e altre perle di siffatta saggezza.

Credo che la maggior parte degli italiani speri nell’arrivo di un nuovo personaggio che riformi completamente il sistema politico, razionalizzi le spese e cerchi di tagliare dove si deve tagliare senza gravare troppo sulle finanze di tutti quei cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese, ma non bisognerebbe riporre false speranze nell’instaurazione di un regime: un dittatore, anche se in un primo momento può fare qualcosa di buono per un Paese, inevitabilmente dopo qualche tempo di governo inizia ad essere animato dal desiderio di un potere sempre maggiore e soprattutto dall’angoscia che qualcuno possa ostacolare i suoi piani, ed ecco la nascita di una Polizia segreta, un sistema di spionaggio, campi di “rieducazione”, e le misteriose sparizioni dei vostri vicini di casa che ingenuamente vi avevano confessato giusto qualche sera prima di non apprezzare troppo le recenti decisioni del Partito. Il peso di un regime totalitario è difficile da sopportare anche dopo il ritorno alla democrazia: negli anni successivi al fascismo, i professori di storia erano soliti impostare il programma in modo da non affrontare ciò che era successo nel nostro Paese tra il primo e il secondo dopoguerra, e allo stesso modo molti individui che hanno vissuto la realtà dell’URSS non sono ben disposti a parlare di come vivevano sotto il comunismo.

Capita di sentir parlare di alcuni progressi avvenuti durante i totalitarismi, eppure proprio per questo non dobbiamo dimenticarci che sono stati compiuti a costo di sangue, torture, uccisioni di oppositori e terribili azioni di spionaggio, tutte azioni assai nocive e soprattutto non necessarie al raggiungimento di questi scopi. Consiglio a tutti di leggere, almeno una volta nella vita, il libro “1984”, di George Orwell, ambientato in un ipotetico Stato totalitario: il clima di oppressione, di angoscia e di repressione che emerge da quelle pagine è una perfetta sintesi di tutti i regimi dittatoriali, e il lettore si rende perfettamente conto delle condizioni in cui hanno vissuto i cittadini di certi Stati fino a qualche decina di anni fa, e soprattutto impara a riflettere prima di lodare i bei tempi andati.

Carla Ludovica Parisi.

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