Nonostante i nostri numerosi post su Facebook, vogliamo raccontare ai nostri lettori, anche qui, sul nostro blog, l’esperienza fatta al Festival della Fotografia Etica di Lodi, presentato tra il 17-18 e 25-26 ottobre.

Il Festival è stato ideato e organizzato dal Gruppo Fotografico Progetto Immagine di Lodi.

Il Festival non si può riassumere in una parola, a meno che non si dia carta bianca. Forse è questa la chiave per la sua comprensione. Avendo carta bianca infatti possiamo racchiudere tutto ciò di cui il festival è composto: idee e idee sviluppate nel corso dei mesi dai suoi organizzatori e volontari, energie spese continuamente per la sua migliore riuscita. Anche ragazzi delle scuole di Lodi hanno contribuito al progetto, cercando di aiutare con le possibilità e i mezzi a disposizione, comunque grazie al sostegno di quelli che hanno creduto in loro. E anche noi del Bradipo, infatti, se non avessimo avuto chi ci ha supportato e sopportato, non avremmo raccolto quello che abbiamo raccolto. Ci è stata trasmessa la voglia di fare e quella di metterci in gioco, la voglia di comunicare e semplicemente quella di esserci.

Sono stati due week end intensi, tra la visita alle mostre, le presentazioni di alcuni autori seguite, le interviste, i turni, gli incontri e i discorsi con persone del campo. Non sono mancate le emozioni e i momenti toccanti specialmente a proposito di alcuni servizi, come quelli dedicati alle donne che hanno subito violenza. Infatti lo Spazio Donna è stato uno dei focus della manifestazione: racconti e immagini di bambine che hanno vissuto maltrattamenti psicologici terribili sin da piccolissime, racconti e immagini di donne arabe, indiane, pakistane o afghane i cui volti sono divenuti irriconoscibili a causa dell’acido e le cui menti divenute troppo fragili, racconti di donne che vogliono combattere nonostante la guerra e le ingiustizie da sempre presenti nella loro società.

I reportage nei paesi di guerra ci hanno lasciato credere davvero che la guerra travolge tutti indistintamente, i morti e i vivi. Gli uni dimenticati per sempre a volte, mai sepolti in altre circostanze, gli altri che finiscono per vivere ai confini di terre dilaniate. I servizi dedicati alle problematiche dei paesi poveri e disagiati come l’Africa ci hanno portato davanti agli occhi fotografie reali di un mondo fatto di baracche e lamiere come quello di Nairobi, in Kenya. Un mondo dove il cibo e l’acqua sono un lusso, dove l’umanità è qualcosa di sconosciuto.

Al di là di queste brevi riflessioni, una cosa sicuramente doverosa è ringraziare tutti coloro che abbiamo incontrato in questo piccolo percorso. Non è stato scontato conoscere fotografi italiani e internazionali strepitosi, sempre disponibili e pronti a dare consigli a liceali inesperti e forse troppo curiosi. Abbiamo apprezzato moltissimo la loro semplicità e la loro umiltà.

In generale il Festival ci ha fatto capire l’importanza dei rapporti umani, che sembrano non avere fine quando si parla di fotografia, di etica, di società, di viaggi in paesi lontani e di viaggi della mente. Quella del Festival per il nostro giornale è stata un’esperienza di crescita e di riflessione che ci auguriamo senz’altro di ripetere in futuro.

Qui sotto alcune delle immagini delle mostre.

South Africa's Post Apartheid Youth

South Africa’s Post Apartheid Youth

Beautiful Chiild

Beautiful Child

Young Patriots

Young Patriots

Libano, una marea umana di rifugiati

Libano, una marea umana di rifugiati

Taken

Taken

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