Ecco una bella intervista per gli appassionati di musica, e in particolar modo, per i fan del Blues. Fabio Treves, leader della Treves Blues Band, uno fra i gruppi più famosi di questo genere in Italia, si è prestato a rispondere a queste domande, e ci ha fatto capire che, nonostante il percorso a volte possa essere in salita, il Blues può davvero portare a tanto, può davvero dare grandi soddisfazioni. Ricordiamo inoltre il concerto della band che si terrà sabato 29 novembre a Milano presso l’Auditorium della Fondazione Cariplo (Largo Mahler)… per festeggiare 40 anni di Blues!

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  1. Fabio Treves, lei è il leader di questa band che ormai suona da 40 anni, è l’inventore del blues delle masse: cosa ci può raccontare del vostro esordio e di come avete vissuto inizialmente la musica blues?

Sono stati esordi difficili, perché nel 1974 il BLUES proprio non si ascoltava in Italia. Solo un cocciuto appassionato come me poteva avere questa pazza idea di cominciare il suo cammino alla ricerca della musica nera, la musica “origine”, quella che poi ha generato il jazz, il Rock and Roll, la musica fusion, il Rhythm&Blues… 

Io conoscevo bene il blues rurale perché mio padre portava a casa tanti dischi di buona musica (non solo blues) e a metà degli anni Sessanta, quando in Italia arrivarono i primi gruppi “beat”, io mi ritrovai ad ascoltare una musica che riproponeva in buona sostanza qualcosa di stretta derivazione blues! All’inizio andavamo a suonare dovunque ci fosse voglia di divertirsi con la musica più bella e coinvolgente che ci sia….

  1. Quanto è cambiato il pubblico da allora fino ad oggi, dato che il blues è passato dall’essere un genere prettamente di nicchia a un genere più diffuso?

E’ cambiato tantissimo. Adesso con le nuove tecnologie puoi conoscere tutto e in fretta, mentre una volta ci si sentiva veri e propri ricercatori/pionieri quando si andava in cerca di vecchi brani e musicisti sconosciuti… Per fortuna adesso tutti sanno cos’è il Blues e conoscono i grandi artisti di questo genere musicale, e questo grazie anche a film, documentari, libri ed anche Enciclopedie del Blues… Ora il BLUES anche in Italia è una musica popolare e di massa!

  1. Tra le numerose collaborazioni con artisti del panorama blues internazionale, quale è stata quella che ricordate più piacevolmente?

Parlando di musicisti Blues, l’incontro più intenso è stato quello con il grande chitarrista Mike Bloomfield, con cui ho registrato anche un disco live nel 1980. Al di fuori del genere Blues la collaborazione più importante è stata sicuramente quella con il grande GENIO di Baltimora, Frank Zappa, con il quale ho condiviso il palco in due occasioni, a Milano e Genova, nel 1988!

  1. E in Italia, quale esperienza avete preferito?

Ci sono tante rassegne estive organizzate, magari con fatica ma con tanta passione, che hanno portato il Blues in ogni regione d’Italia, perché ormai il BLUES è radicato su tutto il territorio nazionale. E ogni Festival del Blues ha una sua bella storia, fatta di incontri, di collaborazioni, di bei rapporti con il grande pubblico… Quindi ogni esperienza in Italia è stata significativa e intensa.

  1. Parlateci dei vostri strumenti: che rapporto “emotivo” vi lega ad essi? Come avete sviluppato la vostra tecnica durante gli anni?

Posso parlare per il mio strumento, l’armonica a bocca, lo strumento principe del BLUES, quello più piccolo e antico, che si poteva portare in una tasca per suonarlo nelle pause del duro lavoro nei campi…

Io ho cominciato a suonarla tra una lezione di greco e una di latino, al Liceo Classico Carducci a Milano, quando sognavo la mia America attraverso il suono della mia armonica… Perché il suono dell’armonica evoca un mix di stati d’animo e di situazioni che nessun altro strumento riesce a ricreare!

Sulla tecnica… Non so che dire, bisogna avere una grande passione, umiltà e rispetto per il Blues del passato per trasmettere qualcosa di buono dal palco… La tecnica è importante, anche se molto più importanti sono il feeling, l’istinto, il talento.

  1. Com’è il vostro approccio coi testi? Avete mai pensato di scrivere in italiano e non solo in inglese?

Personalmente non ho mai dato troppa importanza ai testi, puoi far sognare con la musica suonata e basta… In italiano qualsiasi testo suona e gira male, ed infatti sono pochissimi gli artisti italiani che sono riusciti a fare dei blues in italiano, forse solo Battisti, De Andrè e Jannacci. Gli altri hanno usato il dialetto, che è tutto un’altra cosa… Ho provato una volta a incidere dei brani in italiano, ma poi sono tornato all’inglese…

  1. Differenze tra i live in Italia e all’estero?

Nessuna differenza: il BLUES, se suonato come si deve, è bello in Inghilterra, negli States o in Cina!

  1. Un bilancio complessivo giunti ai 40 anni di carriera.

Quattro decadi di fatica, coinvolgimento, emozioni, e grande soddisfazione personale nell’essere riuscito a navigare controcorrente, con coerenza e determinazione, per diffondere capillarmente il Blues e i suoi grandi valori come la pace e la fratellanza. BLUES come lotta all’odiosa piaga del razzismo, BLUES come riscatto sociale, BLUES come amicizia vera tra persone vere..

  1. Un consiglio per le nuove generazioni che hanno il desiderio di fare musica e un saluto ai lettori del nostro giornale.

Suonate per la gente oltre che per voi stessi, suonate sempre e dovunque, suonate per nobili cause, suonate per cambiare la qualità della vita, suonate il BLUES perché il BLUES fa bene al cuore e alla testa…

Per i lettori che magari non mi conoscevano ancora: vi aspetto presto ad un concerto della gloriosa TREVES BLUES BAND!

Peace and Love!

Il Bradipo ringrazia Fabio Treves per la sua disponibilità!

Di Francesca Bertuglia

 

 

 

 

 

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