Si sa che solo oggi tutti siamo soliti scrivere o postare frasi su uno degli stermini più assurdi e mostruosi di tutta l’umanità. Eppure siamo tutti d’accordo a pensare che si deve ricordare sempre. Per rispetto di chi, miracolosamente, è ancora vivo, e, pur avendo novant’anni e magari godendo di buona salute, riesce ancora a rendere testimonianza diretta di ciò che è accaduto. E sono proprio le parole di tali persone ciò che possiamo considerare un tesoro più che prezioso. Perchè al di là delle lacrime e dell’emozione, ci sono le immagini concrete e crude dei fatti. Che noi abbiamo solo avuto possibilità di vedere in bianco e nero da filmati televisivi, da vecchie foto, da ritagli di giornali.

Il Novecento è stato caratterizzato dal crimine peggiore: il completo annientamento di una razza, di un popolo, di gente innocente. E per giunta qualcuno ha cercato anche che fosse la memoria stessa ad essere annientata, demolita. E venendo meno la memoria, viene meno anche la Storia stessa. Quale storia? Quella che volete voi. Di possibilità e interpretazioni ce ne sono molte.

Possiamo parlare di una storia di crudeltà, di indifferenza, di ignoranza, di insensibilità, di profondo disprezzo, di odio smisurato. Queste sono alcune delle parole chiave a cui solitamente ricorriamo per descrivere fenomeni del genere.

Libri come Se questo è un uomo, La banalità del male, La tregua, Il girasole, Il diario di Anna Frank sono solo alcuni esempi che si possono citare: ma in essi c’è molto di più che il male fatto dai nazisti e dai gerarchi tedeschi verso una sola categoria di persone. C’è il Male stesso. C’è un’intelligenza dietro esso, c’è una vera e propria costruzione delle malvagità compiute specialmente verso gli ebrei. C’è chi parla di una sorta di catena di montaggio, chi di una rete infinita di contatti per mettere in atto i piani. Tutto è assimilabile ad una malsana idea, ad un folle uso del cervello umano. Il pensiero dell’uomo in questi casi mostra davvero di non avere confini. E’ capace di concepire il male più atroce, come di intendere il bene più grande. E sarebbe più che giusto che per una persona che faccia così tanto male, ce ne fossero molte di più che agissero nel modo inverso. Per dimostrare che la speranza c’è ancora, e la vita anche.

E’ naturale pensare che un discorso come quello a proposito dell’olocausto non finirà mai: dubbi, incertezze salterebbero alla mente continuamente. Finirebbero per intricarsi ancora di più fino a comporre un grande puzzle di cui le risposte sono infinite. E noi cosa possiamo fare?

Contrastare ciò che è male. Fermarci a riflettere. Leggere, documentarci, capire i meccanismi. Infatti non solo oggi, in questa giornata speciale di commemorazione, ci viene richiesto di fare una pausa dalla nostra semplice e così affannata vita, per soffermarci su qualche pagina di libro, su qualche lettera, su qualche film o documentario a riguardo. Ogni giorno, se vogliamo imparare che il male può essere davvero banale, che gran parte dei problemi nascono dall’ignoranza e dall’indifferenza dei più, che l’incapacità di pensare alimenta nient’altro che la follia, dobbiamo impegnarci. Queste non sono parole che sorgono da sole. In fondo sono pensieri insiti nella nostra coscienza, in cui è bene andare a fondo. La profondità di alcune parole, così intense di significato e dallo stile inconfondibile, di alcuni grandi scrittori, filosofi, poeti e giornalisti del Novecento e dei primi anni di questo secolo ci offrono ancora la possibilità di comprendere che è grazie alla parola stessa che possiamo conservare e far avanzare la nostra memoria. E così combattere i grandi mali. E per farlo a volte, è necessario pensare un po’ da bambini; con un minimo di innocenza, di ingenuità, e soprattutto con una buona e inconsapevole dose di fiducia del mondo. Perchè, che dir si voglia, per quanto si cerca ogni giorno di fargli del male, di rovinarlo, rendendolo più terribile, ha ancora bisogno di noi.

Francesca Bertuglia

Annunci