Data di pubblicazione: 30 gennaio 2015
Genere: Power Metal

Avete presente quando esce un nuovo album di una band che adorate un sacco, e per un sacco intendo veramente tanto, ma quando esce non avete mai voglia/tempo/altrimotiviaggiungibiliallalista di ascoltarlo? Ecco questo è quello che è successo a me con Beyond The Red Mirror con una piccola differenza. Girovagando tra negozi vari mi capita di trovarmelo tra le mani e lì il dubbio mi assale: prenderlo o non prenderlo? Un rischio grosso prendere un CD alla cieca, senza aver nemmeno letto un minimo di critica a riguardo, un rischio da 18€ che per uno studente che non riceve una paghetta fissa non sono affatto pochi. La curiosità vince sul buon senso.
Ovviamente se ve ne sto parlando è per dirvi che quell’azione così avventata è stata anche la più saggia che possa aver preso da molto tempo e poi dopo quasi 5 anni dall’ultimo album, At The Edge Of Time, non ce la facevo più ad aspettare.
Ebbene sì i Blind Guardian sono tornati più agguerriti che mai con un concept album veramente mozzafiato.
L’album è diviso in atti, si non in parti ma in atti, come all’opera e l’atto di introduzione, The Cleansing of the Promised Land, è diviso in 2 parti; la prima, The Ninth Wave, che apre l’opera, inizia con un coro quasi solenne accompagnato da leggeri colpi di rullante, seguiti poi da una tastiera delicata il tutto continua con una batteria più picchiata e la voce di Hansi accompagna e continua questa solennità con la solita aggressività tipica dei Blind Guardian, insomma una figata di introduzione.
Ma come ho detto il 1° atto è diviso in due parti e la 2° non ha nulla da invidiare alla prima, se non forse la durata, che è praticamente la metà. The Twilight Of The Gods, che era anche il singolo uscito per anticipare l’album, rompe quasi del tutto la solennità della traccia precedente per seguire una via più aggressiva ma allo stesso tempo melodica, eccetto per il ritornello che riprende un po’ The Ninth Wave, tipico dei Blind Guardian.
Il 2° atto si chiama The Awakening, diviso anche lui in 2 parti: Prophecies e At The Edge Of Time (coincidenze? Io non credo). Le parole sono a dir poco superflue e inutili, 2 canzoni bellissime che si possono solo ascoltare e non narrare.
Qui giunge il 3° atto, Disturbance In the Here and Now, che ha solo una canzone: Ashes Of Eternity. Purtroppo non riesco a dedicarle una gran descrizione che meriterebbe dal momento che non ha niente di più e niente di meno delle tracce precedenti, ciò non toglie che sia anche lei una gran canzone.
Arriviamo al 4° atto, The Mirror Speaks, anche lui costituito da una sola canzone: Distant Memories, un po’ diversa dalle precedenti, con caratteri molto più folk delle precedenti e anche molto più tranquilla. Ciò non vuol dire che deve essere peggiore delle altre, anzi questo cambiamento nel mezzo dell’album la rende quasi migliore delle altre.
Il 5° atto è un reprise del 3° ma con solo una traccia, The Holy Grail. Potete già dimenticarvi la melodia folk di Distant Memories, qui abbiamo un salto di genere che riprende totalmente l’aggressività che caratterizza il 3° atto e anche la sua bellezza.
Il 6° atto, The Descending of the Nine, e la sua unica traccia, The Throne, fanno un miscuglio di misticismo, aggressività tipica della voce di Hansi e melodia. Davvero ben riuscita, forse solo un po’ ripetitiva dopo un po’.
7° e penultimo atto. Anche lui diviso in 2 parti; la prima, Sacred Mind tranquilla e quasi solenne. O almeno è quello che ci vogliono far credere per il primo minuto e venti, infatti poi scoppia in tutta la cattiveria che i Blind Guardian possono darci senza però sfociare nell’eccessivo e lasciando sempre quell’aura quasi solenne che avvolge la canzone. La 2° parte, Miracle Machine, è da un altro pianeta. No davvero sembra non centrare nulla con l’album, pianoforte e synth accompagnano la voce quasi come se stessi ascoltando l’opera. Avete presente Bhoemian Rhapsody? Ecco, non così epica ma lo stile è lo stesso.
E qui arriviamo all’8° e ultimo atto che non poteva essere niente popò di meno che la title track Beyond The Red Mirror seguito dall’ultima traccia Grand Parade, che sembra essa stessa volerci dire arrivederci e annunciarci la fine dell’album. Mi piacerebbe dirvi di più ma perché togliervi il piacere di ascoltare la canzone o, perché no, l’intero album?
In conclusione: le possibilità che questo sia l’album dell’anno sono molto alte anche se abbiamo ancora molti mesi davanti e altri album da ascoltare e attenderne trepidamente l’attesa, ma nel frattempo non perdetevi Beyond The Red Mirror, che è davvero davvero davvero davvero davvero davvero davvero davvero davvero ecc… spettacolare
Valutazione finale: 9/10

Federico Tucci

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