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In queste poche righe che affidiamo agli amici de “Il Bradipo”, più che presentare il programma, che sarà discusso giovedì, vogliamo ragionare un attimo del senso di quello a cui ci stiamo candidando.

fotogvPoche storie: fare rappresentanza, nel mondo di oggi, per di più in un organo provinciale quale è la Consulta, sembra quasi ridicolo. Lo stessa parola “rappresentanza” richiama un secolo passato, attraversato da grandi passioni collettive, che dovevano essere organizzate, per riuscire ad ottenere qualcosa di concreto. Quella parola significava tutto questo, un continuo camminare comune verso l’orizzonte. Ma il mondo ha voltato pagina, e nel tempo dove tutto è semplice e veloce, quello della rete e dei social, ciò suona come musica di un’altra epoca. Oggi bisogna dare nuova sostanza a quei ruoli, perché è attraverso di essi che noi studenti possiamo esprimere la nostra idea di scuola. A noi studenti, infatti, la scuola così non è che ci piaccia poi così tanto, nonostante le risate, gli amici e l’appassionato lavoro dei nostri insegnanti. In fondo è anche un po’ colpa nostra: troppo spesso ci siamo lamentati di una verifica di troppo o di due pagine in più, dimenticandoci che è come impariamo che non va bene, perché la scuola non deve essere una fucina di cervelli, ma un laboratorio di cittadinanza. Ore e ore passate a guardare il soffitto senza ascoltare mezza parola dei professori, per poi divorare decine di paragrafi in poche ore.

Ma noi crediamo che una scuola diversa è possibile. E proveremo a realizzarla nei tempi concessi alle attività studentesche, con le risorse della Consulta, partendo dal lavoro fatto l’anno scorso. Affronteremo i temi più vicini a noi, con modalità diverse, partendo da una provocazione: meno aula magna. Ammassarci in quattrocento in una sala per ascoltare l’ennesima lezione frontale ha poco senso. Se è un dibattito, ed è seguito da discussione vera nelle classi, può anche andare, ma con precise parole d’ordine: via i banchi, parliamoci, guardiamoci in faccia. Riportiamo lì il confronto. E perché no, lasciamo che siano gli studenti a decidere di cosa vogliono ragionare, nei luoghi dove sono tutti i giorni, noi metteremo a disposizione tempo ed esperti. Basta con l’esclusiva frontalità, basta con le decisioni calate dall’alto.

Noi riteniamo che questo progetto ambizioso di cambiamento radicale debba avere un’avanguardia nella Provincia. Crediamo che il Gandini/Verri debba diventare la scuola più innovativa del lodigiano, dobbiamo assumerci questa responsabilità.

E chissà se lavorando tutti assieme in questa direzione (genitori, insegnanti, dirigenza e ovviamente studenti) riusciremo anche a dare una mano al Liceo Classico, colpito da un preoccupante trend nazionale. Non è sempre necessario cambiare l’identità di un’istituzione per darle nuova vita, ogni tanto basta solo una bella spolverata.

Andrea Furegato Lorenzo Livraghi

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