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Venerdì 15 Gennaio 2016, il brusio tra le mura del liceo Verri continua ben oltre l’orario di lezione, continua fino a sera, quasi fino al giorno dopo.
È una notte particolare, una notte di festa, e una festa atipica in un momento storico in cui la tecnologia e la tecnica fanno da padrone, con un mercato del lavoro saturo nel quale l’unico modo per assicurarsi un futuro sembra essere l’eccellenza in un singolo campo, la specializzazione estrema.

È una notte, una festa, in difesa di quella che è ormai una specie a rischio di estinzione, quella dei classicisti.
Gli iscritti al liceo classico sono sempre stati una frazione esigua degli studenti italiani, ma negli ultimi anni questo già piccolo numero si sta facendo sempre più insignificante.
Il nostro mondo va in una direzione, la cultura classica in un altro.
O forse no.
Forse il fascino che permea i classici è solamente oscurato dalle tante preoccupazioni, dall’istinto di percorrere la strada che dà più garanzie di un futuro sicuro, magari la strada più semplice da intraprendere.

La notte dei licei classici si inserisce in questo momento con un unico obiettivo: riaccendere la passione per la cultura classica, per la letteratura, per la traduzione, e lo fa senza mercificarsi, senza vendersi all’utile.
Ieri gli alunni del Verri non hanno recitato malamente una parte che non appartiene loro, non ci hanno ripetuto la solfa del pensiero critico o della traduzione che sviluppa le capacità logiche, una filastrocca che, per quanto vera in teoria, non ha mai convinto nessuno.
Omero, Ovidio, Ariosto, Leopardi non hanno scritto e non hanno studiato per sviluppare delle presunte capacità di analisi, sono stati affascinati dalla bellezza del linguaggio, dal magico effetto che può avere un’arbitraria serie di parole sulla mente del lettore.
Ieri sera non ci è stata presentata una presunta utilità della cultura classica, ma è stata celebrata la sua inutile bellezza, sfacciatamente, senza vergogna, è stato fatto facendo leva su quella che è la più grande forza del Verri: la sua unità.
La festa di ieri è stata la festa di un’intera scuola, una scuola che nonostante i mille problemi resta unita e quando è il momento, sa agire come una cosa sola.
Se c’è un complimento che voglio fare a tutti gli studenti e i professori, ed è il complimento più difficile che un gandiniano possa fare a dei verrini, è questo: Sono stato invidioso.
Perché vedere un’intera scuola unirsi in questi eventi non può non renderti invidioso, perché questa unità è qualcosa che, a Lodi, solo il Verri può vantare ed è l’unica medicina che può guarire il liceo classico, l’unica che può rinforzare la fiducia degli italiani per gli studi classici.

Gabriele Mozzicato

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